Oggi compio cinquant’anni.

Per quelli della mia generazione, gli obiettivi di una persona della mia età sarebbero stati aver comprato una casa, essersi sposati, aver avuto dei figli, avere un buon lavoro ed essersi preparati per la pensione.

Secondo questi criteri, io sarei quasi un completo fallimento: non ho mai comprato una casa, non mi sono mai sposata, non potrò più avere dei figli, sulla pensione stenderei un velo pietoso; in compenso sto facendo il lavoro che voglio.

Questo orribile e stupido modo di giudicare la vita di una persona è ancora quello che si insegna alle nuove generazioni.
Se non fai parte di una coppia eterosessuale, un uomo e una donna con figli, nella tua casetta di proprietà, non sei normale.

Ho sempre pensato di volere qualcosa di diverso da questo modo di vedere e di pensare: trovo che sia alla base di ogni forma di razzismo. Le persone sono tutte diverse, fanno percorsi diversi, hanno possibilità diverse, fanno scelte diverse; non per questo sono migliori o peggiori.

Sono contenta di quello che sono: sono dodici anni che condivido la mia vita con la mia metà dolce, e sono felice e grata ogni giorno di averlo accanto; parlo regolarmente due lingue; vivo nel luogo che ho scelto e non in quello in cui sono nata; ho una laurea in Filosofia di cui vado ancora fiera.
Mi dispiace un po’ di non aver avuto figli, ma durante l’unico periodo in cui avrei potuto averli, sarebbe stato irresponsabile farlo, e perciò sono contenta di non averlo fatto.

Sono arrivata fino qui, e ho ancora tante cose da fare.
E quindi, tanti auguri a me.