xlthlx

I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


London Calling, un anno dopo


31 Gennaio 2016

È passato un anno da quando siamo arrivati, impauriti e felici, qui a Londra.
Ricordo molto bene quel sabato, la casa vuota, gli ultimi problemi, l’aereo che si alza in volo e la tristezza che mi assale, l’arrivo in ritardo, l’infinita gentilezza del nostro ospite che ci offre dell’ottimo vino rosso, il primo giro per Clapham High Street, la nostra prima stanza, la nostra prima cena, l’entusiasmo di essere lì.
Non è stato solo un viaggio fisico, ma proprio un viaggio nello spazio-tempo.

La casa di Milano mi manca ancora da morire, su questo non c’è dubbio, e sarà così ancora a lungo; ho nella mente e nel cuore troppe case che non ci sono più per non saperlo bene.
Che mi mancassero famiglia e amici era nel conto, e tutto sommato la tecnologia aiuta almeno un pochino a sentirsi un po’ meno lontani.
C’è anche da dire che almeno la famiglia negli ultimi 15 anni è sempre stata a 300 chilometri, quindi alla fine ahimè non è cambiato moltissimo.
Mi mancano tante piccole e grandi cose che no, non avevo dato per scontate, anzi, erano le cose che apprezzavo di più del fatto di vivere a Milano, e di cui non c’è verso di non sentire la mancanza.

Una cosa è piuttosto chiara riguardo a questa città: se vuoi una grande e bella casa, nel senso italiano del termine, la paghi. Tanto, direi anche troppo.
Avete presente i prezzi di Milano? Triplicateli.
Gli inglesi* non sembrano esattamente le persone più aperte del mondo, ma è anche vero che finora non mi sono sforzata un granché di conoscerli.
Tendenzialmente sembra invece che gli stranieri siano più disponibili, anche quelli che sono qui da molti anni.
Al netto della questione della lingua, non mi è mai capitato prima di fare buone amicizie in una nuova città se non dopo almeno tre anni, se non di più, e non mi aspetto nulla di diverso ora, anzi suppongo che sarà ancora più difficile, considerata anche la mia età. Ricordo bene i difficili primi anni a Milano, e ce ne sono voluti almeno dieci per cominciare a sentirmi davvero a casa.

Il mio inglese è arrivato al livello sufficiente per capire e farsi capire, e naturalmente lavorare, anche se il vocabolario e la pronuncia ancora sono scarsi.
Mi sono data due anni per arrivare a un livello accettabile, quindi ho ancora un anno per migliorare e nel caso pensare di fare un corso.
Mi è capitato di pensare in inglese, sognare in inglese, parlare da sola (o con la gatta**) in inglese. Credo che sia inevitabile, e comunque un buon segno.

Il bilancio generale è sostanzialmente positivo, e si può riassumere nella frase: meglio con un lavoro stabile in un paese civile che precaria in un paese incivile.
Non è ancora quello che avevo sperato, e per quello c’è ancora molto da fare: ma dopo un anno così intenso sono davvero stanca e stressata come non mai, e quindi per ora sto cercando di colpevolizzarmi meno e di darmi un po’ di tempo per metabolizzare tutti i cambiamenti e per riposarmi.
In programma c’è già un corso per la fine di marzo, pagato dall’azienda, di una settimana.
Passato l’inverno, si ricomincerà a cercare di fare qualcosa di meglio.

*inglesi, esclusi scozzesi e gallesi. L’inglese tipo chiede: are you alright?, e di solito non ascolta la risposta. Uno scozzese può chiederti: how are you doing?
Sottile, ma la differenza c’è.

**mi sembra giusto per una volta mettere anche sul blog una foto di questa petulante e strana creatura che viene a scroccare il cibo miagolando a non finire. In tutto il suo peloso splendore

gatta petula

London Calling, a year later


31 January 2016

A year has passed since we arrived, frightened and happy, here in London.
I remember very well that Saturday, the empty house, the last problems, the plane that is flying and the sadness that assaults, the late arrival, the infinite kindness of our guest who offers us excellent red wine, the first tour of Clapham High Street, our first room, our first dinner, the enthusiasm of being there. br> It was not just a physical journey, but a journey through space-time.

I still miss the house in Milan, there is no doubt about it, and it will be so for a long time; I have too many houses in my mind and heart that I am no longer there to avoid knowing it well.
I missed family and friends was in the account, and all in all the technology helps at least a little bit to feel a little less distant.  There is also to say that at least the family has always been 300 kilometres in the last 15 years, so in the end alas it hasn’t changed very much.
I miss so many small and big things that no, I had not taken for granted, indeed, they were the things that I appreciated most of the fact of living in Milan, and of which there is no way of not missing.

One thing is quite clear about this city: if you want a big and beautiful house, in the Italian sense of the term, you pay it. I would say too much, too.
Do you know the prices in Milan? Triplicate them.
The English* does not seem exactly the most open people in the world, but it is also true that so far I have not tried so hard to know them.
There tend to be more foreigners, even those who are here for many years.
Net of the question of language, it has never happened before to make good friends in a new city if not after at least three years, if not more, and I don’t expect anything different now, in fact, I suppose it will be even more difficult, considering my age. I well remember the difficult first years in Milan, and it took at least ten to start feeling really at home.

My English has reached the level sufficient to understand and be understood, and of course, work, even if vocabulary and pronunciation are still scarce.
I gave myself two years to reach an acceptable level, so I still have a year to improve and in the case think about taking a course.
I happened to think in English, dream in English, speak for myself (or with a cat **) in English. I think it’s inevitable, and still a good sign.

The general balance is substantially positive and can be summarized in the sentence: better with a stable job in a civilized country than precarious in an uncivilized country.
It is not yet what I had hoped for, and for that there is still a lot to do: but after such an intense year I am really tired and stressed like never before, and so, for now, I’m trying to blame myself less and give me some time to metabolize all the changes and to rest.
The program already includes a week-long course for the end of March, paid by the company.
Once winter has passed, we will try to do something better. 

* English, excluding Scottish and Welsh. Type English asks: are you alright? and usually does not listen to the answer. A Scotsman may ask you: how are you doing?
Sottile, but the difference is there.

** it seems right to me for once to put on the blog a photo of this petulant and strange creature that comes to scrounge the food mewing to no end. In all its hairy splendour.

gatta petula
8 commenti
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bf

“Ho nella mente e nel cuore troppe case che non ci sono più:” verissimo e scritto in modo toccante. Riposati/evi quando puoi/potete e complimenti per la gatta :).

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valerio

Che bella la gatta!
E buon proseguimento con la vostra vita londinese.

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Emanuele

Argh, io son finito a Milano ma che ricordi Londra, e che voglia di Londra ancora…
Break your leg!
Emanuele

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kOoLiNuS

È da tempo che voglio rispondere a questo tuo post.
Ma non mi viene in mente niente di più significativo del mio esprimere la mia gioia nel sentire che un percorso verso una certa “realizzazione personalè è stato intrapreso. Nel capire che il vostro legame affettivo è una roccia. Dirvi “I care for you” e che mi auguro che prima o poi ci si reincontri di persona.

Basta?

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    xlthlx

    Direi che si, basta :) Il percorso è stato intrapreso, si, è ancora in salita ma non perdiamo la speranza

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