All’epoca vivevo a Borgomanero, provincia di Novara, e studiavo all’università a Milano. A settembre c’era stata la Festa dell’Uva nella cittadina, come ogni anno, e mi ero presa una cotta per uno degli sbandieratori di Asti che erano venuti per la manifestazione.
Quella mattina di due mesi dopo circa avevo deciso di andarlo a trovare, nonostante piovesse a dirotto, e ricordo mia madre che disse: ma se proprio sicura di andare?
All’epoca non c’era Internet, e non c’erano i cellulari, e nemmeno i giornali avevano scritto nulla a riguardo.
E così presi quel treno per Torino.
Ho un ricordo piuttosto vivido di quando il treno passò a passo d’uomo sul ponte di Chivasso perché l’acqua era proprio al filo del ponte, e io mi sporgevo dal finestrino temendo che da un momento all’altro ci travolgesse.
Non sapevo che quello era stato l’ultimo treno che sarebbe riuscito ad arrivare in stazione, e quando arrivai tutti i treni erano stati soppressi.
La mia fortuna fu che i miei genitori avevano degli amici lì, e io rimasi ospite da loro per qualche giorno, che anche pensare di arrivare lì in auto non era una strada praticabile.
Ho saputo poi nei giorni successivi cos’era successo: l’alluvione del 1994.
È stata la prima volta che ho avuto davvero paura, la prima volta in cui sono stata davvero fortunata. Ma ancora adesso penso alle persone che all’epoca hanno perso la vita, e a quelle che sono rimaste vive ma hanno perso tutto.