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I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


#235 – Un volontario per la migrazione


30 Giugno 2014

Stamattina ho avuto modo di leggere un annuncio di una associazione che chiedeva un volontario per migrare il loro sito web da un hosting all’altro, ed eventualmente rendere il sito, realizzato con WordPress, più lineare e facile da manutenere.

Di solito non entro in questo genere di questioni, e quello che segue è la mia personale opinione, non la verità rivelata; non faccio il nome dell’associazione perché in realtà questo discorso vale per chiunque abbia un approccio simile.

Prima di tutto, una migrazione da un hosting a un altro non è esattamente una operazione semplice: ogni hosting ha le sue impostazioni, e in qualche caso anche le sue limitazioni. Il che significa che bisogna conoscere bene il sito che si sta migrando, con le sue peculiarità, e l’hosting verso cui si sta migrando; il fatto che sia stato realizzato con un CMS non vuol dire che segua le impostazioni standard di quel CMS, anzi, spesso ci si trova di fronte a personalizzazioni particolari, che richiedono attenzione particolare.
Il che vuol dire, in altre parole, che se il volontario che si trova non è un professionista potrebbe avere delle difficoltà. Se invece si è fortunati e si trova un professionista, è facile che il tempo che avrà da dedicare a questa attività sia limitato. In entrambi i casi, non è possibile chiedere un’assunzione di responsabilità nel caso qualcosa vada storto, perché nel primo caso non ci sono sufficienti competenze, nel secondo manca il tempo, e in entrambi stiamo parlando comunque di lavoro gratuito (secondo una delle definizioni del vocabolario Treccani, fatto o concesso liberamente, senza particolare merito o diritto da parte di chi riceve). In altre parole, la persona potrebbe non essere in grado o non voler intervenire, e ne avrebbe tutti i diritti.

Il sito, per un’associazione, come per un’azienda, è un importante strumento comunicativo, a cui quantomeno va dedicato del tempo per la redazione dei contenuti, e un minimo di denaro, per esempio per il pagamento del dominio, e in questo caso anche dell’hosting.
Che senso ha dunque decidere dunque di affidare questo strumento a un volontario, con tutti i rischi che ne conseguono? L’idea che ne viene fuori è che un sito alla fine siano solo quattro paginette sul web, che possono essere modificate anche da mio cugino, e che non valga la pena di stanziare/cercare fondi per renderlo invece uno strumento più funzionale ai proprio scopi.

Auguro all’associazione di avere fortuna, e di riuscire nel proprio intento; mi auguro però che questo genere di approccio cambi, e ci si renda conto dell’importanza di affidarsi a degli esperti, e che questo vuol dire anche retribuire adeguatamente il lavoro che quegli esperti faranno.

# 235 – A volunteer for migration


30 June 2014

This morning I had the opportunity to read an announcement of an association that asked a volunteer to migrate their website from one hosting to another, and eventually make the site, made with WordPress, more linear and easy to maintain.

I do not usually enter into these kinds of matters, and what follows is my personal opinion, not the revealed truth; I do not name the association because in reality this is true for anyone with a similar approach.

First of all, a migration from one hosting to another is not exactly a simple operation: each hosting has its own settings, and in some cases also its limitations. Which means that you have to know well the site you are migrating, with its peculiarities, and the hosting to which you are migrating; the fact that it was made with a CMS does not mean that it follows the standard settings of that CMS, indeed, often we are faced with particular personalizations, which require special attention.
Which means, in other words, that if the volunteer is not a professional, he might have difficulties. If instead you are lucky and you find a professional, it is easy that the time you will have to devote to this activity is limited. In both cases, it is not possible to ask for an assumption of responsibility in case something goes wrong, because in the first case there are not enough skills, in the second there is no time, and in both we are talking about free work (according to one of the definitions Treccani vocabulary, made or granted freely, without particular merit or right by the recipient). In other words, the person may not be able or unwilling to intervene, and he would have all the rights.

The site, for an association, as for a company, is an important communication tool, to which at least time is dedicated to the preparation of content, and a minimum of money, for example for the payment of the domain, and in this case also of the hosting.
So what is the point of deciding to entrust this tool to a volunteer, with all the risks that come with it? The idea that comes out is that a site at the end are only four pages on the web, which can be changed by my cousin, and that it is not worthwhile to allocate / seek funds to make it instead a more functional tool for their own purposes .

I wish the association to have luck, and to succeed in its intent; I hope, however, that this kind of approach changes, and we realize the importance of relying on experts, and that this also means adequately remunerating the work that those experts will do.

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