xlthlx

I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


#36 – L’entità del disastro


13 Dicembre 2013

Ho realizzato solo ieri sera che l’ultima volta che ho avuto un contratto a tempo indeterminato risale proprio a tre anni e otto mesi fa, quel famoso contratto per cui sono ancora in causa.
Il che di per sé non sarebbe nemmeno una cosa così grave, se non fosse che i contratti precari sono una totale farsa: sono di fatto contratti da dipendente, quello che percepisci in più non copre nemmeno vagamente il fatto di non avere malattia, ferie, etc. ma è solo una parte del risparmio delle tasse aziendali, quando va bene, e non è poi così semplice trovare nemmeno questo genere di contratti (non lo è mai stato, anche prima), e infine non ti permettono accesso al credito (cosa che continuo a trovare semplicemente ridicola, ma chiaro, io non sono un genio della finanza).
Il problema è che anche il famoso tempo indeterminato ormai, a parte l’accesso al credito (che poi si riduce a essere spesso solo sulla carta), non è poi tanto diverso dall’essere precario. Si, sulla carta hai la malattia, le ferie, dovresti essere tutelato in caso di mancato pagamento, se ti volessero licenziare; si traduce di fatto in le ferie le fai se te lo diciamo noi, quando diciamo noi, e infatti spesso e volentieri si arriva alla fine dell’anno avendole accumulate; gli straordinari (oddio, ho scritto straordinari!) a me personalmente non li hanno mai pagati, nemmeno quando sarebbero stati dovuti, e spesso non sono compresi nel contratto; forse l’unica cosa che si salva è la malattia. Non parlo della maternità, altro ginepraio, perché sarebbe un discorso lungo e doloroso.
E se per caso l’azienda ha dei problemi, nulla ti salva dalla cassa integrazione, quando ti va bene, dal licenziamento, dai mancati pagamenti che come nel mio caso se ti va bene riesci a recuperare dopo anni, sempre che tu abbia il denaro per pagarti un avvocato (ripeto il concetto: no, affidarsi ai sindacati non è una strada percorribile). La pensione, cos’è? Chissà, non credo che riusciremo a scoprirlo.
Questa è la vera entità del disastro. E non è in alcun modo frutto della crisi economica.

# 36 – The extent of the disaster


13 December 2013

I realized only last night that the last time I had a permanent contract dates back just three years and eight months ago, that famous contract for which I am still in dispute.
Which in itself would not even be such a serious thing, if it were not that precarious contracts are a total sham: they are in fact contracted by an employee, what you perceive in addition does not even vaguely cover the fact of not having sickness, holidays, etc. but it’s just a part of corporate tax savings, when it’s OK, and it’s not that simple to find even this kind of contract (it’s never been before), and ultimately it does not allow you access to credit (which I keep to find simply ridiculous, but clear, I’m not a financial genius).
The problem is that even the famous indefinite time now, apart from access to credit (which then reduces to being often only on paper), is not so different from being precarious. Yes, on paper you have the disease, the holidays, you should be protected in case of non-payment, if you want to fire; it translates itself in fact to the holidays if you tell us, when we say, and in fact we often come to the end of the year having accumulated; the overtime (oh my God, I wrote overtime!) to me personally they never paid them, even when they were due, and often they are not included in the contract; perhaps the only thing that is saved is the disease. I’m not talking about motherhood, another jester, because it would be a long and painful speech.
And if by chance the company has problems, nothing saves you from layoffs, when it suits you, from the dismissal, from the missed payments that, as in my case if you are OK, you can recover after years, provided that you have the money to pay you a lawyer (I repeat the concept: no, relying on unions is not a viable path). Retirement, what is it? Who knows, I do not think we can find out.
This is the true entity of the disaster. And it is in no way the result of the economic crisis.

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le trecce di xlthlx

22 April 2019

Does our culture over-prize motherhood? Yes – and it has become worse, we’ve slid backwards. Motherhood is thought of as a choice but some people have that choice taken away. I’m always shocked when people ask: “Have you got children? Why not?” I’ll think: I don’t want to explain that to you. Or: “You’d make […]

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