In un mondo che tenta di essere razionale, le superstizioni sono una forma di credenza piuttosto radicata.
E meno male, dico io, un po’ di irrazionalità fa bene allo spirito.
Di solito, non sono superstiziosa, o meglio: le superstizioni mi divertono, ma le riconosco come tali, ci gioco, ma rispetto chi le ha.
Come mia madre che prima mettere in forno una torta o una pizza gli faceva il segno della croce, ma non le ho mai detto nulla, anche perché credo l’abbia preso da mia nonna.
Oppure come quella collega che mi ha detto che mettere il cappello sul tavolo porta sfortuna, e io non ce l’ho più messo.
Cose così, di poco conto, che capitano, ma che di solito non hanno presa su di me.

Invece stamattina ci ho pensato, e ho scoperto di avere la mia personalissima superstizione: quando inizio ad incontrare per caso persone che non vedo da tempo, sono convinta che succederà qualcosa che cambierà la mia vita.
Mi rendo conto che è davvero una superstizione, però mi è già capitato che succedesse che, per qualche tipo di sincronicità, in un breve periodo di tempo incontrassi persone che in qualche modo avevo voglia di vedere ma che non avevo sentito da un po’. L’ultima volta che è successo, questo lo ricordo ma non ricordo prima, né quando sia iniziata questa superstizione, è stato quattro anni fa, quando ho incontrato la mia metà dolce.
C’è una persona però che ricordo di aver sempre incontrato, tutte le volte che mi è capitato: il presidente di commissione della mia laurea.

Adesso mi aspetto di vederlo da un giorno all’altro, baldanzoso come sempre.

P.s. ovviamente tutto questo ha molto la forma della profezia che si autoavvera. Sono superstiziosa, ma non del tutto scema.