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I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


Dedicato alle aziende/2: l’appartenenza


06 febbraio 2011

Ci sono stati molti cambiamenti negli ultimi anni riguardo la percezione del lavoro nella popolazione.
Di sicuro uno di questi riguarda come il lavoratore percepisce la sua azienda.
Se una volta alcuni lavoratori potevano riconoscersi nell’azienda per cui lavoravano, questa percezione ormai è cambiata.

Di sicuro è cambiata per le persone come me, che hanno guardato al mondo del lavoro in un periodo in cui Internet era già una realtà, e si sono confrontate con modalità di lavoro molto differenti da quelle italiane.
In questo modo di vedere le cose, si lavora per ottenere due scopi: che il progetto venga portato a termine e che funzioni, e che le persone che andranno a utilizzarlo siano soddisfatte, qualsiasi sia lo scopo.
Questo naturalmente per quanto riguarda il mio campo specifico.

Ho incontrato spesso aziende per cui questa modalità di lavoro non è sufficiente, e pretendono che ci si sposi l’azienda.
A loro vorrei dire due parole.

Il senso di appartenenza ci può essere in quei rarissimi casi in cui in effetti l’azienda ti fa davvero sentire a casa tua, intrattiene un dialogo vero e continuo col lavoratore, e quando puoi condividere i suoi valori perché questi sono codificati, chiari e soprattutto corrispondono alla realtà di quello che l’azienda fa concretamente.
Ci sono molte aziende in cui è chiaro quali sono i valori di riferimento, ma poi crollano miseramente di fronte a delle decisioni che non hanno niente a che fare con quei valori.
Il che equivale a sostenere che nessuno vieta, tantomeno io, che un’azienda abbia come valore principe il profitto, ma semplicemente che non si faccia finta che i valori siano altri. Nessuno ve lo chiede, nessuno se lo aspetta.
Ma che i vostri affari siano condotti in modo chiaro e pulito dipende da voi; se sbandierate un certo tipo di valori, ma poi fate affari con aziende e persone quantomeno dubbie, state facendo una figura doppiamente brutta, perché, appunto, nessuno chiede di dire alcunché su di voi.
Chiedere invece al lavoratore in questi casi di essere fedele all’azienda è quantomeno ridicolo.
Una ed una sola cosa è lecito chiedere al lavoratore: fare bene il suo lavoro, ovvero chiedere di essere professionali.

Il consiglio perciò è: non rendetevi ridicoli, abbiate un minimo di coerenza; qualsiasi lavoratore lo apprezzerà.
E dal lato vostro, cercate di apprezzare chi vi ripaga con un lavoro ben fatto.

Cordiali saluti

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