xlthlx

I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


Cambiare


04 settembre 2010

In questo periodo per ovvi motivi si parla molto di stress da rientro.
Mi è capitato di leggere questo breve post di Alessandro Longo: in questa forma non lo condivido, ma diciamo che in parte contiene un’indicazione interessante.

Se ci si stressa all’idea di tornare al lavoro, non è “normale”, ma è un problema che va risolto cambiando le scelte esistenziali.

Trovo che un’analisi del genere sia abbastanza superficiale, perché lo sappiamo bene tutti che molti di noi non si scelgono il lavoro, ma anzi ringraziano quasi tutti i giorni di averne uno, e di non essere disoccupati o in cassa integrazione.
E tra questi, alcuni hanno pochissime possibilità di cambiare vita, soprattutto per via delle responsabilità che hanno (ad esempio, una famiglia con figli, ma gli esempi potrebbero essere infiniti).

Ma c’è sempre un ma.
Non sempre la situazione è questa, e mi è capitato spesso di vedere persone che sono single, con una famiglia d’origine in buona salute che volendo potrebbe aiutarli in caso di disastro, fare un lavoro odioso e odiato senza nemmeno pensare che potrebbero esserci delle alternative.
Molto spesso le motivazioni di fondo di queste persone sono legate alla paura del cambiamento (ad esempio, non vogliono lasciare la città in cui vivono, gli amici, le abitudini), oppure all’incapacità di pensarsi ad apprendere cose nuove (ottenendo un nuovo titolo di studio e/o facendo corsi di formazione).

La frase del post di cui sopra allora acquista un significato diverso: non è che in alcuni casi andrebbero davvero ripensate le scelte esistenziali?
Non sto dicendo che non sarebbe rischioso, il rischio va valutato caso per caso e chiaramente non deve essere eccessivo, ma l’immobilità totale che vedo in tantissimi casi non è di certo una soluzione: è meglio ammalarsi di stress per fare un lavoro odioso e non cambiare oppure stressarsi perché si sta rischiando qualcosa per poter migliorare la propria vita?
Spesso insomma il cambiamento non è una questione di coraggio, ma frutto di una attenta valutazione di quello che davvero è conveniente.

Ci sono molti esempi positivi in questo senso, ancora in corso, a cui auguro molta fortuna.

Ci sono due amici che probabilmente si riconosceranno in questa descrizione: uno di loro ha lasciato per la seconda volta la sua città per venire a Milano (la prima era per un’altra città del Nord); l’altro ha deciso di essere meno indipendente lasciando il lavoro per dedicarsi anima e corpo all’università, con tutti i problemi che questo comporta (soprattutto quelli legati alla convivenza con i genitori).
E’ una vita fatta di compromessi, di rinunce, di sacrifici, grandi e piccoli; una vita non facile, ma loro almeno alla fine potranno dire: almeno ho fatto un tentativo.

Poi c’è un esempio di cambio radicale di vita, che non conosco personalmente, ma credo che per lui non sia stato facile, e che non lo sia tuttora:

Ero un informatico, adesso provo a guadagnarmi da vivere con il cibo. Sto raccogliendo fondi per una bici da trasporto per le consegne.

Naturalmente invito chi ne ha la possibilità a partecipare alla raccolta fondi.

C’è anche un libro che ho letto di recente e che vi consiglio: Quasi quasi mi licenzio.
Da leggere non tanto per gli esempi, visto che in molti casi le persone che hanno cambiato non hanno rischiato granché e partivano spesso da una situazione vantaggiosa, ma piuttosto per riflettere su come a volte il cambiamento ci chiama da vicino e noi non ce ne accorgiamo, e sul fatto che possiamo trovare la nostra strada riflettendo attentamente su quello che davvero ci piace fare.

Insomma, ogni tanto riflettere sul fatto che il cambiamento non è sempre una cosa negativa può far bene a tutti noi.

2 commenti
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vitalux

Ah, il cambiamento.
Exit strategy dalla depressione manco fosse l’Afghanistan.
Cosa neutra secondo me. Obbligata in realtà. Il cambio vero avviene quasi sempre per necessità e pochissime volte per scelta.

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xlthlx

In effetti, non per niente anche gli esempi del libro sono di cambiamento per necessità. Eppure sarebbe conveniente cambiare senza esserne costretti, a volte.

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