La prospettiva di stare fino a venerdì compreso a casa con l’influenza non mi esalta, anche perché non ho molto da fare, e anche volessi farlo i dolori articolari mi rendono l’impresa quantomeno difficile.
E no, proprio non è suina, sebbene si dica il contrario: il Ministero farebbe bene quantomeno a dire che tra i sintomi non c’è un semplice febbre, ma una febbre suina (mi scuso per la battuta, è solo per dire che la febbre è caratteristica, ovvero piuttosto alta).
Per fortuna, il mio dottore qualche volta ci piglia, e mi ha evitato stupidaggini.
In tutto questo non capisco perché fare così tanta cattiva informazione; l’unica ipotesi che ritengo ragionevole è che ci siano dietro degli interessi economici.

Visto che non ho niente di meglio da fare che scrivere, e non ho nessun argomento migliore di cui parlare, mi limito a riportare cose futili e inutili, come il classico cosa mi è successo ieri.

Sono andata dal dottore, e al ritorno in farmacia.
Mi metto in coda, davanti a me c’è un signore e al banco due tizi, che sembrava non volessero più andarsene.

Arriva una signorina. Evito di dire come fosse vestita nel dettaglio, mi limito a dire che raramente ho visto tanto cattivo gusto in una volta sola. Non si mette in coda, ma inizia a girare per la farmacia guardando qualsiasi prodotto.

Ci tengo a precisare che stavo in piedi per miracolo, visti i famosi dolori articolari di cui sopra; e avrei scommesso qualcosa che la signorina avrebbe fatto di tutto per scavalcare la coda.
Di solito, se qualcuno mi scavalca, lo faccio notare ma li lascio fare dicendogli: prego, visto che ha tanta fretta, passi pure, io posso aspettare (sottinteso: e tu no, isterico/a che non sei altro).
In questo caso proprio non ce l’avrei fatta a fare nulla, nemmeno a protestare; sarei solo voluta uscire da lì il prima possibile.

Come volevasi dimostrare, la signorina si mette davanti e mi scavalca. La guardo senza dire una parola, e lei tira fuori la scusa più vergognosamente becera che mi sia capitata finora:

Ah, credevo che foste insieme.

Ora, qualcuno mi spieghi come avrei potuto essere insieme a una persona a cui non stavo di fianco (ero in coda, quindi dietro) e con cui non ho scambiato una parola.
E vorrei anche far notare che excusatio non petita, accusatio manifesta: avrei lasciato che mi passasse avanti, senza dire nulla perché non avevo, sinceramente, né la voglia né mi sarebbe uscito il fiato per farlo, visto che ero decisamente ko.

Ho provato una estrema vergogna per lei; ma soprattutto, ho fatto un’associazione mentale che prima non avrei mai fatto, ma che ora mi sembra quasi scontata: toh, eccone una che molto probabilmente ha votato l’attuale Presidente del Consiglio.