Di natura sono una persona riservata, schiva. Non è solo timidezza, è proprio desiderio di non mettermi in mostra, di farmi gli affari miei lontano dagli occhi altrui. Sono anche una persona socievole, moderatamente. Mi piace soprattutto ascoltare le persone, per cercare di conoscerle. E se posso, e mi sembra che lo meritino, di essere utile a queste persone.

Il mio lavoro riflette un po’ tutto questo. Da una parte è pubblico, dall’altra anonimo. A me può non importare del mio datore di lavoro, del lavoro in sé, ma sempre e comunque penso a chi lo utilizza. Mi piace il fatto di fare qualcosa per loro ma che non sappiano che sono io a farlo: non perché non me ne voglio prendere la responsabilità, cosa che invece faccio sempre, e fino in fondo, ma perché non sappiano a chi dire grazie se le cose funzionano. E cerco di fare il mio lavoro sempre nel miglior modo possibile.

Durante il Parma WorkCamp mi sono prestata a quello che pensavo essere da un lato un gioco e dall’altro una sorta di sondaggio. Pensavo che fosse anche utile partecipare, anche perché non credo di essere particolarmente rappresentativa della media delle persone che vanno ad un barcamp. Intendiamoci: non lo credo perché non partecipo poi così tanto alle discussioni, alla vita della cosiddetta blogsfera, e non sono certo una blogstar. Insomma, sono abbastanza ai margini, per così dire.
Il gioco/sondaggio consisteva nell’aprire un foglio, leggere una parola e spiegarne il significato, se lo si conosceva, ripresi da una telecamera.
Mi era stato proposto, da chi mi aveva detto della cosa, di sapere prima il significato della parola per fare bella figura.

Dunque.

Ho rifiutato. Se, come pensavo, fosse stato un sondaggio, l’avrei falsato, e sinceramente non è lo scopo della mia vita fare bella figura, ma imparare.

Con questo non voglio dire che chi me l’ha proposto ha fatto male, ma anzi, li ringrazio per il pensiero, che era di certo amichevole. Tuttavia ho preferito mettermi davanti alla telecamera, aprire il foglio e non sapere la risposta, come di fatto è stato. Approfitto per ringraziare Smeerch, ovvero colui che ha realizzato tutto questo, che mi è sembrato una persona gentile e in gamba.
Gli ho chiesto subito dopo che cosa volesse dire, e lui mi ha dato una risposta esauriente; come dicevo, mi piace imparare, e questa è stata un’ottima occasione per farlo.
Il tutto è ora in questo filmato, che trovo divertente e ben fatto.
Fin qui tutto bene.

Poi però si è presentato qualcuno che ha fatto un commento arrogante e fuori luogo, giustificandolo con il fatto che, dal suo evidentemente limitato punto di vista, è tanto tempo che se ne parla, e quindi l’universo conosciuto avrebbe dovuto sapere il significato di quella parola.

Ora.

Vi risparmio tutti i discorsi su quanto possa essere sciocco questo genere di atteggiamento. Faccio solo notare che la persona in questione, guarda caso, ha ricevuto una gran quantità di commenti , e sinceramente non credo che sia un caso. Magari mi sbaglierò, ma come ho scritto prima sono qui per imparare.

Quindi.

Quindi ho imparato una cosa nuova: continuerò di sicuro a rendermi utile per quello che posso, ma mi guarderò bene dal farlo davanti a una telecamera o una macchina fotografica. Che, mi dispiace dirlo, ma con un certo tipo di gente non voglio avere nulla a che fare, nemmeno vagamente.

Aggiungo soltanto che, se tutti quanti avessimo un po’ più di umiltà, e la mente davvero aperta, ciascuno di noi ci guadagnerebbe qualcosa.