La dirittura d’arrivo di cui al titolo si riferisce al sito che sarebbe dovuto partire molti mesi fa, e su cui ho cominciato a lavorare a marzo dell’anno scorso: Spirali Edizioni (www.spirali.it), sito di vendita online dei libri e delle riviste della casa editrice, nuova versione del sito www.spirali.com (scritto in PHP 3 nel 2001, e sostanzialmente invariato da allora).
Ebbene si, lavoro per Spirali.
A qualcuno non dirà nulla questo nome, agli altri consiglio di farsi un giro nell’archivio di Repubblica.it cercando caso Armando Verdiglione, oppure un giretto su Youtube dove c’è un filmato di Ezio Greggio che prendeva in giro il dottor Vermilione psicanalista santone (detto anche gran figlio di Lacan).
In parole molto semplici, lavoro per un pregiudicato.

Fin qui, niente di poi così anormale: in fondo non è che sia poi così difficile.
Il problema infatti non è questo, il problema è che costui è stato condannato in primo e secondo grado (non mi sto inventando nulla, naturalmente) per circonvenzione d’incapace*. Costui inoltre non è una figura mitica che sta distante dalla casa editrice, ma si occupa direttamente di tutte le questioni che ci riguardano, dalle ferie e/o permessi, l’orario di lavoro, etc., di cui ho già ampiamente parlato.

Per fare un esempio ancora più concreto, prima di Natale costui veniva in redazione due volte al giorno, chiedendo a tutti “Ma lei cosa fa?”, parlando di una non meglio specificata modifica al contratto. Il 24 mattina, ore 8:45, ha lasciato un messaggio sul Registro degli ospiti (librone su cui segniamo le presenze, ovviamente non sto a dirvi quanto sia fuori da ogni regola questo registro, perché altrimenti non la finiamo più) un messaggio che diceva che eravamo tutti in ritardo, che il lavoro svolto da noi era pessimo e via discorrendo su questo tono.

Nel frattempo, è quasi un mese che abbiamo dei graditi ospiti, che rispondono al nome di finanzieri.

In tutto questo, quel sito che vedete è quello che sono riuscita a strappare da una base dati delirante e da persone che non solo non conoscono minimamente il web ma pretendono di controllare ogni minima virgola di quello che pubblicano (ovviamente non riuscendoci ma ottenendo solo di ritardare e peggiorare il lavoro), e avendo come responsabile quello che da loro si chiama cifrante** e che è del tutto inadatto al lavoro che gli è stato assegnato, se non, quasi sempre, nocivo e inopportuno.

Per me equivale a una conquista. E’ anche frutto del fatto che ho fatto una sorta di colpo di mano, denunciando i gravi problemi del vecchio sito e facendo notare che non sapevo più nulla di un fantomatico contratto con una banca per fare commercio online direttamente alla presidentessa della casa editrice (sua moglie), che per fortuna lunedì scorso ha accolto l’appello.

E sono andata oltre: le ho anche scritto una e-mail dove facevo presente il pagamento a trenta giorni che tutti noi subiamo ogni mese e i problemi che ci causa. Ho parlato al plurale, si, perché sono un animale sociale.

Questo succedeva ieri.
Stamattina si è presentata con una busta: era il mio stipendio, in contanti.
Non avevo mai visto prima un biglietto da 500 euro guadagnato da me.

Non credo di aver mai sentito uno sconforto così grande in vita mia.
Mi è stato detto chiaramente che stabilire una data di pagamento fissa per tutti, come chiedevo, non è possibile perché veniamo pagati a scaglioni.
Mi è stato detto di dire se e quando avevo bisogno di una data precisa per il pagamento del mio stipendio.

Non lo farò. Perché vorrebbe dire togliere lo stipendio a qualcuno che magari ne ha bisogno più di me, e non posso sapere chi.

Mi consola solo un po’ il fatto che probabilmente questa per lei è un’attestazione di stima.
Ma ancora adesso che scrivo mi viene il magone.

Sono l’unica che ha ricevuto lo stipendio di Dicembre tra quelli che lavorano con me.
E non posso fare nulla per loro.

Guardo ancora una volta il sito, penso al lavoro che tutti noi abbiamo fatto, e mi dico che in fondo non è nemmeno tanto male.

*Trad. spillava soldi a malcapitati con problemi psichici.

**Questi sono i cosiddetti cifranti (si, è tutto vero):

Come lavorava a “Spirali”? “Lavoravo ovviamente gratis, ma ero gratificata. Con me lavoravano altre persone che, dopo aver passato momenti di grave depressione, di atonia, riuscivano a tornare a lavorare, sentivano il piacere di lavorare, anche 16 ore al giorno. Ciò che lega non è tanto la persona di Verdiglione, quanto la struttura della sua organizzazione”. Però lei se ne è andata. “Era finito il mio periodo masochista, il fatto che riusciva sempre a sconcertarmi; io mi ritenevo una prima della classe, ero lusingata del fatto che mi si affidassero traduzioni importanti, e lui riusciva sempre a disprezzare il mio lavoro. Ho lasciato “Spirali” e me ne sono andata subito a Parigi, a studiare: lui mi ha telefonato molte volte per ricatturarmi, ma io ho resistito”.