xlthlx

I am not an early bird or a night owl. I am some form of permanently exhausted pigeon


Se una notte d’inverno


19 Settembre 2005

Non è facile parlare di un autore così multiforme e completo come Italo Calvino.
Mi limiterò dunque a cercare di far capire che cosa ha significato per me e perché consiglio a tutti di leggere le sue opere, attuali e spesso visionarie.
Sono cresciuta a pane e ‘Fiabe Italianè; me le aveva lette e rilette mio padre, fino a saperle a memoria. Ed è grazie alle parole dialettali, magnificamente illustrate nelle note a piè di pagina, che ho imparato ad apprezzare i dialetti, la lingua italiana, l’origine della parole.
Molti conoscono la cosiddetta ‘trilogia degli antenati’: Il visconte dimezzato, Il barone rampante [1957] ed Il cavaliere inesistente [1959]; molti lo considerano un ‘classico’ buono per le antologie scolastiche.

Ma Calvino non è solo questo.
Sono passati vent’anni dalla sua morte, e ancora oggi ne ricordo con profondo dispiacere l’annuncio. Ma ricordo bene che all’epoca uscì, incompiuto, ‘Sotto il sole giaguaro’, che mi fece conoscere un aspetto dello scrittore per me inedito: quello dello sperimentatore, molto lontano dall’idea del classico antologico. L’idea era quella di imbastire cinque racconti sui cinque sensi, ma il testo ne contiene soltanto tre. Ho ancora in mente come una magnifica scoperta il racconto sull’olfatto, e sono per sempre debitrice a mio padre, che lo acquistò per me.
Da allora ho iniziato a leggere tutte le sue opere, e, confesso, non ho ancora finito di leggerle tutte.
i miei preferiti, finora, sono Le città invisibili [1972], il dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan che irretisce e completa il racconto sulle città; Se una notte d’inverno un viaggiatore [1979], con la sua trama incredibile che ne fa qualcosa di più e di diverso da un semplice libro, e l’introduzione con la famosissima invocazione al lettore; Palomar [1983], che descrive mirabilmente il carattere di un uomo che potrebbe essere il nostro vicino di casa nevrotico.
Ma il testo a cui sono più legata è Le Cosmicomiche [1965], il lato ‘fantascientifico’ di Calvino, e quello da cui ho tratto il mio nickname, quando quasi dieci anni fa si trattò di sceglierlo la prima volta, a cui sono profondamente affezionata.
Calvino è anche colui che curò tutte le traduzioni dei suoi libri in inglese, e scriveva in inglese tanto bene quanto in italiano; che scrisse anche delle canzoni; è anche l’antifascista che lascio’ il PCI; è anche l’uomo delle Lezioni Americane, onorate dalla rivista ‘Countdown’.

Il 19 settembre 1985 Italo Calvino ci lasciava.
Le parole che porto da sempre nel cuore e con cui lo voglio ricordare sono sempre queste:

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

If a winter night


19 September 2005

It is not easy to talk about such a multifaceted and complete author as Italo Calvino.
I will therefore limit myself to trying to make people understand what has meant for me and why I advise everyone to read his works, which are current and often visionary.
I grew up on bread and ‘Fiabe Italianè; he had read them to me and reread my father, until he knew them by heart. And it is thanks to the dialectal words, beautifully illustrated in the footnotes, that I learned to appreciate the dialects, the Italian language, the origin of the words.
Many know the so-called ‘trilogy of the ancestors’: The half viscount, The baron rampant [1957] and The nonexistent knight [1959]; many consider it a ‘classic’ good for school anthologies.

But Calvino is not just this.
Twenty years have passed since his death, and even today I remember with great regret the announcement. But I remember well that at the time it came out, unfinished, ‘Under the Jaguar sun’, which introduced me to an aspect of the writer for me unpublished: that of the experimenter, very far from the idea of ​​the classic anthological. The idea was to set up five stories about the five senses, but the text contains only three. I still remember the story about smell, and I am forever indebted to my father, who bought it for me.
Since then I have started reading all his works, and I confess, I have not finished reading them all yet.
My favorites, so far, are Invisible Cities [1972], the dialogue between Marco Polo and Kublai Kan that ensnares and completes the story about the cities; If one winter night a traveler [1979], with its incredible plot that makes it something more and different from a simple book, and the introduction with the famous invocation to the reader; Palomar [1983], which admirably describes the character of a man who might be our neurotic neighbor.
But the text to which I am more attached is The Cosmicomics [1965], the ‘sci-fi’ side of Calvino, and the one from which I took my nickname, when almost ten years ago it was a question of choosing it the first time, to which I am deeply fond.
Calvino is also the one who edited all the translations of his books in English, and wrote in English as well as in Italian; who also wrote some songs; it is also the anti-fascist who left the PCI; he is also the man of the American Lessons, honored by the magazine ‘Countdown’.

On September 19, 1985 Italo Calvino left us.
The words that I always carry in my heart and with which I want to remember it are always these:
The hell of the living is not something that will be; if there is one, it is what is already here, the hell we live every day, which we form by being together. There are two ways to avoid suffering for it. The first is easy for many: to accept hell and become part of it to the point of not seeing it anymore. The second is risky and requires constant attention and learning: to seek and know how to recognize who and what, in the midst of hell, is not hell, and make it last, and give it space.

Commenta

le trecce di xlthlx

22 April 2019

Does our culture over-prize motherhood? Yes – and it has become worse, we’ve slid backwards. Motherhood is thought of as a choice but some people have that choice taken away. I’m always shocked when people ask: “Have you got children? Why not?” I’ll think: I don’t want to explain that to you. Or: “You’d make […]

Utilizzando questo blog, accetti l'utilizzo dei cookie. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi